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Arriva il manager della felicità

11/10/2021

Nasce il manager della felicità
Nasce il manager della felicità Un ruolo ben diverso dall’animatore delle feste aziendali, un vero e proprio moltiplicare di impatto.

C’era una volta il welfare aziendale, parolina magica nella quale finivano tutte quelle opere di bene che facevano contenti i dipendenti: un bonus produzione, la scheda carburante, i ticket da spendere al supermercato, le spese del dentista rimborsate, un bel paio di occhiali nuovi pagati dall’azienda. C’erano anche tutte le iniziative di team building, dai percorsi avventura alle crociere, dalle giornate in fattoria fino alle escape room con coach motivatore a sottolineare quanto nello sport come nel lavoro, fare squadra porti a risultati migliori.

Benessere in azienda
Benessere in azienda IL CHO sta ridefinendo una nuova scienza delle organizzazioni positive, trasformando il welfare in well-being

Addio welfare, benvenuto well-being

Cosa c’è che non va in questo allettante carnet di servizi? Semplicemente, non bastano più. Perché non rispondono alle reali (e ben più attuali) esigenze di chi lavora. Quindi, finiscono nel dimenticatoio facendo risparmiare le aziende? No, ma si trasformano, diventano più dedicate, personalizzate e attente. Tengono conto di chi, in team non ci lavora più (ad esempio il popolo degli smart workers), di chi alla cena aziendale preferisce momenti di digital detox, del valore sempre più inestimabile che viene dato a momenti di stacco totale, di mindfullness e spiritualità. Tiene conto di chi ai soldi dello straordinario preferisce il tempo per la famiglia, il coaching sociale o lo yoga, di chi baratta il ticket della spesa con la formazione, e della consapevolezza sempre qui acquisita che il tempo del lavoro è tempo di vita, deve essere bello, sano, di crescita, in un ambiente stimolante e positivo.

Il caro prezzo della tristezza

Secondo i dati dell’OMS, l’87% dei dipendenti nel mondo sono demotivati e solo una piccola parte riesce ad esternare questo malessere (che diventa vera e propria depressione) al proprio datore di lavoro. Nel frattempo, il 25% vorrebbe cambiare lavoro, il 26% ha l’ansia di rientrare il lunedì, il 66% dei millennials crede di aver scelto la carriera sbagliata e si chiede ogni giorno cosa ci faccia in quel posto. C’è di più, il 75% delle risorse imputa alla cattiva gestione aziendale le cause del proprio malessere. Insomma, un quadro non proprio idilliaco, se pensiamo a quanto “costa” in termini di sanità, efficienza, perdita delle risorse più valide e conseguentemente di fatturato, l’infelicità in azienda. Non a caso, infatti, il benessere aziendale, inteso proprio come progetto etico del fare il bene comune, è stato inserito come uno degli obiettivi dell’Agenda 2030 ONU per lo sviluppo sostenibile.

Un esperto di felicità fa tutti… contenti

Alla resa dei conti, quindi, la “tristezza” sul lavoro costa più… di una nuova risorsa che sia in grado di fare un bilancio attento della soddisfazione aziendale, riducendo i costi nel breve periodo, aumentando ricavi e profitti e rigenerando valore in termini di positività e prosperità. Nasce da questa nuova esigenza la figura del Chief Happiness Officer, un ruolo ben diverso dall’animatore delle feste aziendali, un vero e proprio moltiplicare di impatto. Che siano psicologi, coach oppure HR manager innovativi, questi nuovi leader della felicità, si formano facendo percorsi plurimi, ridefinendo una nuova scienza delle organizzazioni positive, trasformando il welfare in well-being, ovvero aiutando le organizzazioni a creare progetti di benessere, engagement, sostenibilità personale, inclusione, welfare generativo, agile working, come promette la giovane realtà italiana EleHub.

Intelligenza emotiva per lavorare sereni
Intelligenza emotiva per lavorare sereni Molte aziende assumono un manager della felicità, seguendo l'esempio di Google

Da Google al “buon” Ronald

E per chi stesse già storcendo il naso, pensando ad un nuovo ruolo-fuffa saltato fuori dal cilindro del marketing ecco qualche nome “grosso” che ha saputo far tesoro di questa figura. Il CHO di Google, Chade-Meng Tan, è anche autore di È facile lavorare felici se sai come farlo. Dopo aver lavorato per molti anni a Google, prima come ingegnere e quindi nel settore delle Risorse Umane (era Jolly Good Fellow, una figura aziendale che in America ha preceduto quella del CHO), Chade-Meng Tan ha elaborato e perfezionato un programma che applica l’intelligenza emotiva alla vita lavorativa attraverso la meditazione, per sviluppare le doti di leadership e di collaborazione necessarie per lavorare bene e serenamente. Ma il coach della felicità non è servito solo a Google, ce l’hanno Kiabi e lo stesso McDonald’s è stato tra i primi ad assumere un CHO (era il 2003).

Molta cura, altrettanta diplomazia

Ma quali competenze deve avere questa figura? In primis, la capacità di comprendere il nesso tra i principali trend economici, politici, tecnologici, ambientali e socio-culturali e le politiche di gestione e sviluppo delle persone; seguono la capacità di costruire una cultura aziendale positiva, scegliendo i modelli da incentivare, quindi la capacità di trasmettere la coltivazione del proprio Sé e della propria felicità, progettando un piano di azione improntato al benessere. Diverse altre skills e motivazioni le fornisce Marianna Benatti in Well-being: Una strategia di sostenibilità fra benessere personale e benessere aziendale.

“Considerando la profonda trasformazione che la rivoluzione digitale sta determinando nel panorama delle aziende”, premette la Benatti, Well-being Leader di Deloitte, “in futuro le organizzazioni di successo saranno quelle che sapranno dare risposte efficaci al bisogno di carriere dinamiche. Sempre nell’era digitale il ciclo di vita delle competenze è in rapida diminuzione. Questo porta a elevati bisogni di formazione. Il processo di selezione sta diventando un’esperienza digitale e le aspettative dei candidati su facilità di comunicazione e contatto mobile sono sempre più alte”. Infine, aggiunge: “Piuttosto che concentrarsi solamente su engagement e cultura, molte fra le principali aziende stanno mirando al miglioramento dell’esperienza dei dipendenti nel suo complesso, adottando nuovi strumenti di feedback costante, app per il fitness e il benessere e altre tecnologie self-service per i dipendenti”.

Manager della felicità online

A proposito di formazione, anche quella per CHO si può acquisire online. Uno dei corsi più prestigiosi è quello erogato dalla Yale University, The Science of Well Being, mentre per i francofoni c’è la C.H.O Academy, un percorso online di 6 settimane tenuto dalla sorridente Julie Artis, esperta in “felicità al lavoro” nonché autrice di un seguitissimo podcast sulle principali tematiche intorno al well-being. Per entrare nel mood a piccole dosi, invece, potete iscrivervi al BootCamp di Bloom At Work: ogni giorno una mail che vi aiuta a misurare la qualità di vita del vostro ufficio, migliorare la vostra giornata di lavoro o quella dei vostri dipendenti. Obiettivi che stanno a cuore anche del CHO Arnaud Collery. Trovate le sue sessioni ispirazionali su Stand Up For Passion e un po’ di esercizi per testare la vostra felicità professionale nel suo libro Mister Happiness.

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