#architecture&design

Quello che devi assolutamente vedere negli ultimi giorni della Biennale di Architettura 2021

3/11/2021

Arsenale
Arsenale Foto: Andrea Avezzù, © La Biennale di Venezia

Restano ancora pochi giorni per visitare, il più grande evento di livello internazionale dedicato all’Architettura: la 17° Mostra Internazionale di Architettura. La Mostra, anche nota come la Biennale, si è aperta a maggio 2021 sotto la guida del professor Hashim Sarkis, Preside della School of Architecture and Planning al Massachusetts Institute of Technology (MIT). Nel lontano luglio 2019 fu annunciato il titolo della Mostra, ossia “How will we live together?”. A distanza di due anni, nei quali il mondo intero ha dovuto fare i conti con l’emergenza pandemica globale del Coronavirus, questo titolo è parso a molti davvero profetico! Se nell'intenzione originaria quel together" era immaginato come il superamento delle disuguaglianze economico-sociali attraverso un ripensamento della gestione degli spazi, post-Covid “insieme" ha assunto una nuova connotazione.

La Biennale
La Biennale la 17° Mostra Internazionale di Architettura

Come ha ben spiegato Sarkis, laddove la politica a livello globale non è riuscita a fornire risposte convincenti, l'Architettura può supplire a tale carenza, ritornando alla più autentica mission della professione dell'architetto: lo studio e la gestione dello spazio. Con questa edizione si è voluta affermare la funzione etica e sociale affidata a quest'arte, o arte applicata (a seconda di come concepiate l'Architettura). L'architetto può e deve immaginare e progettare lo spazio in cui gli individui vivono insieme fra loro e insieme alla natura. Lo sviluppo ecosostenibile, infatti, è un altro tema “caldo" della Biennale, visti i repentini cambiamenti climatici e il progressivo depauperamento delle risorse del Pianeta. 

La Biennale di Architettura si sviluppa fra i Giardini, l'Arsenale e vari siti del centro storico veneziano. 46 i Paesi che espongono, 112 i partecipanti in concorso, 3 i nuovi Stati presenti con proprie installazioni: sono questi i numeri dell'edizione 17 dell'evento più importante per il comparto. Andiamo quindi a dare un'occhiata fra i Padiglioni nazionali che hanno riscosso maggior successo.

Partiamo con i vincitori

Sebbene la Mostra si chiuda il 21 novembre, sono già stati assegnati i Leoni d'Oro 2021. Per quanto riguarda i Padiglioni nazionali sono stati premiati gli Emirati Arabi, con l’installazione Wetland, curata da Wael Al Awar e Kenichi Teramoto. Gli Emirati Arabi hanno presentato il frutto di una ricerca condotta nelle Sabkhah, un sistema di saline che presenta un particolare fenomeno di cristallizzazione. Da queste ultime si può estrarre e riprodurre un nuovo materiale da costruzione naturale ed ecologico con le medesime caratteristiche del cemento Portland. Se il processo produttivo di tale nuovo materiale diventasse sostenibile economicamente e su larga scala si potrebbe andare ad eliminare l’8% delle emissioni mondiali di anidride carbonica dovuta alla produzione del cemento Portland.

 Wetland
Wetland Foto : Sahil Abdul Latheef, con il permesso di Waiwai

Le condizioni del nostro Pianeta preoccupano non solo per i danni apportati dalle emissioni nocive ma anche per la progressiva diminuzione della risorsa idrica. Proprio l'oro blu è il fulcro dell'ambientazione danese.

La Danimarca: il Padiglione più ammirato

Le critiche e le recensioni sono state molto favorevoli: ciononostante il Padiglione danese non ha ricevuto alcun premio. L'installazione danese Con-nect-ed-ness, progettata dallo studio Lundgaard & Tranberg e curata da Marianne Krogh, si sviluppa su diverse sale. I diversi ambienti sono collegati da un filo conduttore reale e tangibile che è rappresentato da un piccolo corso d'acqua e da alcune canalizzazioni. Si entra nel padiglione invitati da un’anticamera esterna con una scaffalatura in legno colma di piante aromatiche e commestibili. Si passa per una stanza con un soffitto filtrante che convoglia l'acqua piovana ed alimenta il canale d'acqua. Si prosegue per varie sale e si arriva fino ad una passerella in legno che sovrasta uno specchio d'acqua sul quale affacciano delle tribune vetrate, aree dedicate alla convivialità con divanetti rosa. L'intento della curatrice è stato quello di far comprendere come tutte le nostre azioni siano interconnesse grazie al fil rouge rappresentato dalla natura. Ad esempio se in un'area della Terra si spreca la preziosa risorsa dell'acqua, ci saranno sicuramente ripercussioni in un'altra zona del globo!

L'installazione danese, intitolata Con-nect-ed-ness
L'installazione danese, intitolata Con-nect-ed-ness

A proposito di connessione, non si può non citare il Padiglione austriaco che affronta un tema visionario ovvero l'impatto delle piattaforme digitali sull'urbanistica.

Alla Biennale d’Architettura, l'Austria è Platform Austria

Anche in questo caso i curatori del padiglione austriaco, Peter Mörtenböck e Helge Mooshammer, si sono rivelati profetici nell'immaginare ben prima dell'avvento del Covid una “piattaformizzazione" delle nostre città. Le piattaforme digitali hanno ormai “invaso" molti ambiti della nostra vita, con una grande accelerazione causata dai lockdown. Le piattaforme digitali per lo shopping, per gli incontri, per le vacanze fino a quelle dedicate alla sanità: un futuro senza queste grandi infrastrutture digitali è veramente impossibile da ipotizzare soprattutto nel nuovo modo di live together. Uno dei prossimi terreni di conquista delle piattaforme digitali potrebbe essere proprio l'urbanistica. Il fenomeno del “platform urbanism" coinvolge l'architettura sotto due aspetti. Se da un lato assistiamo ad un’iperconnessione, ipercondivisione continua ma senza spazio fisico dove accogliere le persone contemporaneamente nello stesso luogo, dall'altro le strutture architettoniche vanno riadattate per accogliere le strutture necessarie per le piattaforme come server room o fibra ottica. Questo è anche lo scopo delle vivaci “conversazioni” digitali di Platform-austria.org. Di sicuro le piattaforme digitali hanno contribuito ad abbattere i confini nazionali.

Platform Austria
Platform Austria il padiglione austriaco

Fra le diverse declinazioni del “vivere insieme", infatti, c’è anche il convivere con persone di Paesi diversi. È questo il tema adottato dal Padiglione rumeno.

Il Padiglione della Romania spopola alla Biennale d’Architettura 2021

Il Padiglione rumeno ha riscosso grande successo di visitatori e non è un caso! L’impatto emozionale delle due aree ospitate dal Padiglione è veramente forte. FADING BORDERS (questo il titolo del Padiglione) getta luce sull'influenza che l'emigrazione e l’immigrazione avranno sull'Architettura. Il primo progetto, “Away”, è frutto di un reportage realizzato dal fotografo Teleleu e narra le storie di coloro che partono dalla propria patria e sperimentano un nuovo modo di vivere insieme in un'altra città, in un altro Paese. L'altra parte del Padiglione rappresenta l'altro lato della medaglia. “Shrinking Cities in Romania” racconta le città contratte, svuotate dopo il comunismo e abbandonate da chi è dovuto partire. Non c’è spazio per la rassegnazione ma troviamo uno sguardo nuovo, positivo e propositivo, per dare nuove opportunità a chi è rimasto in patria. L’Architettura dovrà interrogarsi per rispondere alle nuove esigenze abitative e urbanistiche, sorte per il flusso di grandi masse di popolazioni.

Fading Borders
Fading Borders © foto Laurian Ghinițoiu

La 17° Mostra Internazionale di Architettura ha, come sempre, posto domande e animato un dibattito su tematiche che sembrano appartenere ad un futuro remoto ma che al contrario sono attuali come dimostrato dalla pandemia. È presto per fare un bilancio di questa edizione non ancora conclusasi ma sicuramente bisogna riconoscere il grande contributo dato per ribadire quella che, ora, è la missione della professione di architetto. L’Architettura sembra aver ritrovato la propria vocazione sociale, umana e politica (nel senso di gestione di una pòlis, una comunità).

Potrebbero Interessarti: