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C’era una volta il vecchio cocktail

17/5/2021

La nuova mixology è una vera e propria arte
La nuova mixology è una vera e propria arte

Negli ultimi mesi ci siamo fermati, abbiamo rinunciato all’happy hour con gli amici, abbiamo smesso di ordinare al bancone del bar per il piacere di ascoltare quelle storie incredibili che solo tra estranei ci si racconta, ma non abbiamo perso la voglia di assaporare un buon drink. Adesso che possiamo tornare a frequentare i locali, li ritroviamo ancora più attenti alle tendenze e alla sperimentazione, mentre vini, birre e liquori consegnati a domicilio sotto il lockdown, restano, comunque, dei modi di consumare drink piacevoli e... alternativi.

Novità nel bicchiere

Partiamo da un cocktail all’insegna del rosso che anticipa all’istante gli aperitivi estivi grazie ad una pennellata forte e decisa: il Kir. Il suo colore è dovuto alla crème de cassis, un liquore francese ottenuto dalla macerazione del ribes nero in alcol con l'aggiunta di sciroppo di zucchero. Dalla Borgogna, celebre per i suoi vini rossi e Chardonnay, questo cocktail si è diffuso rapidamente in tutta la Francia dove è consumato come aperitivo prima di pasti e snack e che – ahinoi – inesorabilmente cerchiamo di replicare, ma con qualche difficoltà.

Il Kir cocktail: all’insegna del rosso, anticipa all’istante gli aperitivi estivi
Il Kir cocktail: all’insegna del rosso, anticipa all’istante gli aperitivi estivi

Ulteriore trend registrato e che fa cool, è la predilezione sempre più diffusa di cocktail healthy, cioè con ingredienti green e low alcool. La nuova tendenza è preparare i cocktails con il tè, che per quanto suoni strano, si presta benissimo a numerosi accostamenti. Può essere utilizzato sotto forma di sciroppo zuccherato o accostato ai sapori della cannella e dei chiodi garofano, oppure sostituito alla soda per dare una nuova tonalità ai drink più classici.

Tè freddo rinfrescante con whisky, miele, cedro e salvia
Tè freddo rinfrescante con whisky, miele, cedro e salvia

Raccolta selvaggia

Dall’alta ristorazione alla miscelazione d’autore, dal seguire dosaggi universali alla creazione di ricette personali, il passaggio è stato breve anche se non immediato. Oggi sono sempre di più i bartender, anche italiani, che dedicano il loro tempo al foraging e cioè alla raccolta di erbe selvatiche utilizzate come base per sciroppi, succhi e distillati home made. Il foraging però non è un hobby, non si può improvvisare, chi pratica questa tecnica si avvale di esplorazione, natura e soprattutto ricerca: ogni drink è pieno di scienza. È impossibile pensare di preparare un cocktail se non si hanno delle basi scientifiche e culturali, come saper riconoscere le specie edibili e i giusti mixaggi, e avere una grande consapevolezza ambientale. È chiaro che anche la lavorazione è impensabile replicarla in casa perché alcuni processi, a volte addirittura letali, necessitano di veri e propri laboratori.

Valeria Margherita Mosca è fondatrice e promotrice del progetto Wooding che è molto più che un bar. Nato nel 2010, il suo bar nasce come food lab con l’obiettivo di educare all’utilizzo del cibo selvatico in cucina e alla cultura no waste. Valeria però, i cui drink venivano preparati in cucina, si rende conto che un bar senza bancone non è proprio un bar, ma un surrogato. Così dietro quel legno ampio e solido, ogni giorno la bartender affronta la sfida di lavorare con ingredienti insoliti e soprattutto di cercare di comunicare al pubblico la sperimentazione che avviene nel suo locale.

Wooding di Valeria Margherita Mosca
Wooding di Valeria Margherita Mosca

Se per gli inglesi c’è l’ora del tè, in Francia è l’aperitivo a segnare l’ora del pranzo o della cena. C’è un piccolo villaggio tra Luberon e la montagna di Lure, a Forcalquier, in cui gli aperitivi discendono dalla tradizione centenaria dei raccoglitori d'erbe successivamente venditori ambulanti e poi commercianti a tutti gli effetti, talvolta anche farmacisti o distillatori. Le bevande che producevano erano stimolanti, depurative o digestive. Verso la fine del XIX secolo, quelli che si stabilirono come distillatori si specializzarono nella produzione di liquori e aperitivi ed è proprio a Forcalquier che l'azienda Distilleries de Provence porta avanti la tradizione da più di 100 anni, elaborando aperitivi e liquori derivanti da piante aromatiche come il Pastis Henri Bardouin, tipica bevanda profumata con anice e liquirizia, da 45 gradi alcolici.

Forcalquier, Provenza
Forcalquier, Provenza

Cocktail party a casa

Ma che fine farà la cosiddetta moda dei cocktail ready to drink, già miscelati e confezionati per una consegna a casa esplosa sotto la pandemia? 

Restano molti i locali che preparano i loro cavalli di battaglia consegnandoli a domicilio e ordinare in delivery al bar del cuore è anche un modo per sostenerlo in un momento di incertezze. Tra i brand specializzati in questo settore si distingue NIO Cocktails, dove NIO sta per Needs ice only (aggiungere solo ghiaccio). Il suo è un packaging riconoscibilissimo, un design elegante e senza sforzi. Fondata nel 2017, NIO Cocktails è una startup italiana che si è sviluppata in maniera del tutto naturale e veloce e che oggi propone sul suo sito 16 cocktail diversi, basta scegliere la box da 3, 6 o 9 bevande online, studiati da Patrick Pistolesi, barman e fondatore del Drink Kong, locale di Roma tra i 50 migliori bars nel 2020. L’idea nasce proprio da una serata di convivialità tra amici, perché non gustare il buono a casa tua?

Drink Kong, Roma
Drink Kong, Roma © Drink Kong Roma

Insomma, meno alcool e più sostenibilità oppure stesso alcool ma comodamente a casa: l’importante è relax take it easy.

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