#tech

Comunità energetiche: come potenziare il cittadino

2/5/2021

L’energia a portata di mano
L’energia a portata di mano Rinnovabile e tecnologico, il futuro dell'energia punta anche sugli impianti locali, gestiti dai propri consumatori: ecco l'idea dietro le comunità energetiche.

L’Italia, settima potenza mondiale, nasconde un tallone di Achille: la sua energia non è sovrana. Quando accendiamo la luce, bruciamo gas russo e atomi francesi. Terzo importatore mondiale di energia, il paese è alla mercé di una crisi politica, di un gasdotto rotto ma anche di… una pandemia che cambia radicalmente la domanda di elettricità. Eppure, sprechiamo l’equivalente di 2 tonnellate di petrolio all’anno a persona (3.000 euro a testa!), con un prezzo al chilowatt più alto d’Europa. Esiste però una soluzione per proteggere l’ambiente, riprenderci la sovranità energetica e soprattutto, renderci consapevoli del nostro consumo. Si chiama comunità energetica.

 Comunità energetica: la soluzione per proteggere l’ambiente
Comunità energetica: la soluzione per proteggere l’ambiente

Oggi più che mai, l’energia deve cambiare scala

Come suggerisce il nome, una comunità energetica è un gruppo di attori che decidono di mettere in comune sia la produzione che il consumo di elettricità. Ovvero, creare un ciclo locale a metà strada tra l’autosufficienza (dove una casa produce sola tutta l’elettricità di cui ha bisogno) e la rete nazionale che conosciamo. In piccolo, il concetto esiste in Italia sin dal 1897, con la SEM di Morbegno che ancora oggi fornisce 11MW di potenza ai suoi 11mila “soci”. Purtroppo, nel corso del ’900, politiche nazionaliste, necessità di economie di scala e in ultimo, il bisogno di controllo, hanno concentrato la produzione elettrica a livello nazionale. Ora però, il mercato è maturo per un cambio di mentalità: la coscienza “green” ci spinge verso fonti rinnovabili, le innovazioni tecnologiche ci sono e infine, il potenziamento del “quartiere” creano l’asset perfetto per tali progetti.

Coscienza verde e scala umana

Con la liberalizzazione del mercato energetico, gli Italiani sono sempre di più a scegliere il fornitore verde. Il rinnovabile a grande scala, eolico o idroelettrico, copre già il 25% della domanda nazionale e diverse compagnie forniscono un mix 100% green, a prezzi competitivi. Però questa nuova coscienza verde non risolve i due problemi di ogni giga-impianto: il trasporto e lo stoccaggio dei megawatt. I cavi di rame da soli disperdono 20 megawatt all'anno! Da qui l’idea di produrre più vicino ai consumatori. Ad esempio, la cooperativa di Melpignano ha equipaggiato 33 case e edifici pubblici con pannelli solari, e i 180 KW di potenza sono condivisi tra le famiglie locali. Il surplus è rivenduto alla rete. A Dobbiaco (Alto Adige), un termovalorizzatore a biomasse copre i bisogni di 1300 utenti, ovvero due comuni, a circuito chiuso. Altri progetti, la cui produzione dipende dalla stagione, rivendono l'eccedenza alla rete nazionale.

La tecnologia è matura per una rivoluzione

Rimane il problema dell’accumulo: anche nelle rinnovabili, la produzione non segue il ciclo della domanda e, spesso, tocca al carbonio o al petrolio smussare i picchi di consumo: non è esattamente verde. Esistono soluzioni di accumulo, ma funzionano meglio a piccola scala, come le batterie da casa o lo scambio termico interrato. Anche qua, si impone naturalmente l’idea delle comunità energetiche. Ogni privato può istallare i propri pannelli solari e definire accordi di baratto o di micro-mercato per prestare e usufruire degli ampere quando servono.

La tecnologia al servizio del cittadino
La tecnologia al servizio del cittadino I progressi della scienza solare ed eolica rendono gli impianti domestici accessibili ai privati.

Grazie ai progressi tecnologici dell’ultimo decennio, le batterie a litio durano migliaia di cicli, i pannelli solari superano il 20% di efficienza e le fosse settiche potrebbero anche produrre gas da cucina (è sempre energia gratuita!). Non solo elettroni: anche lo scambio di calore, per esempio il riscaldamento con la geotermia di superficie, può beneficiare di un revamping tecnologico per estrarre ogni caloria dal suolo. Pionieri gli islandesi, che sfruttano il vulcani per riscaldare comunità tramite reti caloriferi interrate. E tutto questo mix energetico è monitorato sia dalla centrale di quartiere, sia da ogni utente grazie agli smart meters di casa, con un pizzico di intelligenza artificiale condivisa per distribuire meglio, al momento opportuno, la corrente prodotta. Insomma, la tecnologia attuale offre meno sprechi e più resilienza, ma non è niente rispetto ai vantaggi sociali.

Il prosumer riprende il potere

Centrale infatti, è l’idea del consumatore attivo, a sua volta produttore – il prosumer. L’Associazione Italia Solare lo spiega bene: ”le comunità energetiche hanno valenze sia sociali che tecniche. Creano aggregazione a livello locale, e ci spingono ad essere virtuosi nel consumo”. L’energia messa in comune crea una vera e propria sinergia. Una tendenza in crescita: si stima che 264 milioni di cittadini dell’Unione Europea si uniranno al mercato dell’energia come prosumer, generando fino al 45% dell’elettricità rinnovabile complessiva del sistema. Si parla anche di inclusione, perché il mercato localizzato non è per forza basato su contratti finanziari. Più iniziative comunali puntano sul fair-use dell’energia messa in comune, oppure sullo scambio demonetizzato, o offrono programmi sociali in cui i cittadini più deboli o che producono meno possono comunque usare la rete condivisa. Alcuni progetti più impegnativi, come impianti a biomasse o reti di distribuzione di calore, possono coinvolgere i comuni o addirittura lanciare campagne di crowdfunding!

Potrebbero Interessarti: