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Destinazione: aeroporto – quando lo scalo vale la meta

14/7/2021

The Jewel, Singapore
The Jewel, Singapore Tra giungla e cupola di vetro, chi avrebbe pensato che si tratti di un terminal?

Il terminal liscio e anonimo, spazio di confine tra il centro città e una destinazione lontana, lascia il posto ai grandi aeroporti dove l’architettura è un’attrazione, un vero e proprio mondo autonomo dove vivere, cenare e incontrarsi. 

Dimenticati, i corridoi infiniti

Berlino ha inaugurato l'anno scorso il suo nuovo scalo internazionale, codice BER, dopo 10 anni e 7 miliardi di riprogettazione. Al centro dei ritardi, per una delle poche capitali ancora senza scalo internazionale, un conflitto sulla visione utilitaria proposta dall’architetto Meinhard von Gerkan. La figura di punta delle infrastrutture della città odiava infatti le aree commerciali dentro un aeroporto. Per lui, il terminale dovrebbe essere solo un corridoio verso una destinazione – un sentimento opposto alle tendenze moderne che vogliono fare dell’aerostazione una destinazione a sé stante (sull’esempio di alcune sale d’attesa ferroviarie), e un rompicapo per la riprogettazione che non è riuscita a incorporarci un centro commerciale. Eppure c’è un’altra visione, quella che vede l’aeroporto come uno spazio centripeto anziché un luogo di passaggio.

Berlino ha inaugurato da poco il suo nuovo scalo internazionale
Berlino ha inaugurato da poco il suo nuovo scalo internazionale

Un design centripeto

Da alcuni anni, i nuovi hub mettono l’accento su una disposizione centrale, dove il mall dell’aeroporto distribuisce partenze e arrivi. Non più corridoi interminabili lungo i terminal come Roissy, Fiumicino o Heathrow: l’architettura ora privilegia i progetti in cui è possibile canalizzare l’intero flusso di passeggeri e gli ineluttabili del viaggio: sicurezza, dogana, immigrazione. Così Helsinki rivede il suo progetto da 900 milioni, per concentrare il traffico pedonale in un unico spazio, dominato da un’onda di legno, un omaggio allo stile scandinavo di Alvar Aalto.

Helsinki rivede il suo progetto
Helsinki rivede il suo progetto per concentrare il traffico pedonale in un unico spazio.

Singapore cerca l’effetto wow collegando i suoi cinque terminali sotto un vero e proprio monumento architettonico: The Jewel, una cupola di vetro da 1 miliardo che racchiude una foresta tropicale. Le nuove destinazioni in Cina adottano sin dall’inizio un design centrale e fanno appello agli starchitects, come Pechino-Daxing con la sua stella marina di cemento grezzo, valore 10 miliardi, disegnata da Zaha Hadid. Ma tutti questi sforzi di concentrazione non servono solo a uno scopo consumistico – il famigerato mood auto-indulgente che ci fa spendere molto di più quando siamo stanchi di aspettare. Gli aeroporti sono ormai un’alternativa alla città che servono.

Pechino-Daxing
Pechino-Daxing Una stella marina di cemento grezzo. © Wikimedia

Il terminal, un viaggio in sé

In effetti, la tendenza degli ultimi anni è stata verso una maggiore permanenza nel terminal. Perché rischiare ore di traffico per andare in centro se ci si può incontrare, fare affari o cenare direttamente nel centro commerciale all’uscita dell’aereo? I grandi spot commerciali del 2010, dove i negozi duty-free e le grandi marche ci aggrediscono, lasciano il posto alla aerometropoli, un luogo fuori dal tempo, centrato sull’essere umano, con aree relax e giardini dove puoi esistere senza dover consumare. Ma come si fa ad accogliere 10 milioni di residenti e non più passeggeri? Prima di tutto, anche in uno spazio unificato, bisogna separare i flussi.

Per chi ha fretta, la riduzione dei tempi di viaggio è essenziale. La progettazione concentrica è un aiuto, ma lo è anche la segnaletica intelligente e, soprattutto, la navigazione ordinata senza distrazioni commerciali. Ad esempio, l’enorme nodo aeroportuale statunitense di Salt Lake City (Utah) vuole integrare una Greeting Room, un collegamento diretto tra il parcheggio e il gate d’imbarco, dove i passeggeri e gli assistenti si incontrano prima della partenza.

Per è costretto a pazientare in attesa del volo, è meglio sedersi comodamente. Helsinki ha aperto le sue Sale Relax, mentre Dubai sta attualmente progettando la poltrona ideale  per soddisfare tutte le morfologie. Ma soprattutto, si preferisce sedersi in un ambiente affascinante, non in una sala d’attesa cieca. A Long Beach (Los Angeles), si cammina su latte di legno tra “falò di spiaggia” e palme. Questa è la tendenza del Green Gateway, per prendere in prestito il nome del progetto vincitore da del nuovo terminal di Nuova Delhi: piante e giardini mischiano l’interno e l’esterno. A Heathrow (Londra), i giardini pensili popoleranno il terminal cattedralesco progettato da HOK, mentre come ad Hamad (Qatar), sono le fontane a rinfrescare il lounge. Infine, ecco The Jewel, a Singapore: non è più un giardino, ma una vera e propria foresta tropicale di 5000 alberi incentrata su una maestosa cascata che accumula superlativi, e racchiusa sotto una monumentale cupola di vetro, dove si sviluppa un centro commerciale di 5 piani. Tutti direttamente collegati ai 5 terminal, e con check-in integrato per chi vuole sbarazzarsi dei bagagli e passeggiare a proprio agio in mezzo alla natura.

The Jewel, Singapore
The Jewel, Singapore Una vera e propria foresta tropicale di 5000 alberi incentrata su una maestosa cascata

Infine, c’è chi visita l’aeroporto senza viaggiare. La tendenza sta esplodendo: il terminal ha un fascino esotico e molto più spazio immobiliare per lo shopping di quanto un centro città possa sognare. Tampa (Florida) cerca quindi di affascinare i suoi residenti con offerte commerciali, parcheggi gratuiti e persino un’incursione nella zona duty-free il sabato. C’è un cinema multisala a Incheon (Corea del Sud), una piscina e una spa a Doha (Qatar), e anche alberghi, non fuori dall’aeroporto ma ben integrati e collegati alla zona sbarco: Istanbul ha appena inaugurato il suo Yotel ipertecnologico nel nuovo terminal da 7 miliardi, e The Jewel, sempre lui, vi accoglie nel suo hotel con vista sulla giungla interna. L’aeroporto vale ora il centro della città.

Il nuovo terminal di Singapore Changi
Il nuovo terminal di Singapore Changi © Yotel.com

Un’ode al paesaggio

Inoltre, l’aeroporto è anche una vetrina per la città, un riflesso dello spirito del luogo. Mentre l’era post-11 settembre aveva chiuso tutte le viste esterne dalla sala d’imbarco, per ragioni di sicurezza, i terminal di oggi stanno tornando a vedute più libere, per integrare meglio il terminal e il paesaggio. Ecco quindi lo Sky Deck di Salt Lake City, per un drink mentre si guardano gli aerei. Il TWA Bar a JFK (New York) offre un’esperienza 5 stelle in un arredamento ispirato alla metropoli, tra il design streamline degli anni ’30 e i graffiti del Bronx. A Bali Denpasar (Indonesia) il lounge si affaccia sulla pista e una scultura monumentale di Garuda, la divinità induista alata, appare all’orizzonte. Alcuni progetti vanno oltre: l’Arabia Saudita sta creando un miraggio nel deserto: il progetto a forma di rosa delle sabbie creato da Foster+Partners sarà il nuovo polo turistico sul Mar Rosso, e un perfetto riflesso delle forme e della cultura del luogo. The Jewel è l’esatto riflesso dell’iconico centro di Singapore: la stessa cupola di vetro di Gardens by the Bay, la giungla che evoca il famoso zoo-safari, e la monumentale cascata che ricorda il senso di dismisura del Sands Resort, l’hotel più alto del mondo e la sua piscina a sfioro sospesa.

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