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I corti da non perdere

22/9/2021

Il Firenze Film Corti Festival si svolge in Toscana
Il Firenze Film Corti Festival si svolge in Toscana quest’anno dal 22 al 25 settembre

Rive Gauche, associazione no profit di cultura cinematografica che s’impegna a sostenere la divulgazione della cultura cinematografica, presenta, anche quest’anno, l’ottava edizione del Firenze FilmCorti Festival. Una rassegna cinematografica che ha l’intento di favorire l’incontro tra giovani registi e imprese o aziende audiovisive, dando l’opportunità di sperimentarsi in cortometraggi, linguaggi sperimentali e temi sociali contemporanei.

Il Firenze Film Corti Festival
Il Firenze Film Corti Festival è una rassegna cinematografica che ha l’intento di favorire l’incontro tra giovani registi e imprese o aziende audiovisive



Il Firenze Film Corti Festival si svolge in Toscana, quest’anno dal 22 al 25 settembre e avrà come sede la Mad Murate Art District, l’Accademia di Belle Arti di Firenze e la Limonaia di Villa Strozzi. Una giuria ha già valutato circa 550 lavori giunti da 17 paesi diversi selezionandone solo 45, diversi per nazionalità, temi e categorie. La selezione finale, invece, sarà effettuata da 3 giurie distinte.



Nicola Raffaetà con il suo corto Loop conquista la giuria e si aggiudica la finale. Nato a Camaiore, nel 2001 crea con un gruppo di amici l’associazione culturale Baita Film Group, in attivo fino al 2017, in cui fonda la Poiana Video Produzioni assieme a Alessandro Romboni. Oggi lavora come libero professionista sotto il logo di NRproduzioni. Loop cerca di scavare nell’animo umano ma lo fa in una situazione di continuo ritorno, dove tutto, come dice la parola stessa, accade irrimediabilmente ancora e ancora, fino a quando il protagonista riconosce i problemi e le pene e prova a trascendere da se stesso, dalla materia circostante, scoprendosi, forse, solo un’illusione. Della durata di 9 minuti rientra nella categoria dei film innovativi e sperimentali. 



Fernando Manso è un fotografo spagnolo che con pazienza e sentimento puro per la fotografia riesce ad essere, nei suoi lavori, più spettatore che osservatore, cercando sempre di andare oltre per mostrare il suo interno più profondo. Succede infatti con Casiopea, corto presentato per la categoria Fiction e finalista al Festival, in cui l’autore cerca di rispondere all'eterna domanda dell'umanità: cosa succede prima e dopo la vita? Casiopea infatti è una bellissima giovane donna che emerge nel mezzo della creazione dell'universo ed è bloccata tra due mondi acquatici dove cerca una via d'uscita fuggendo dal suo destino. La protagonista sembra avere un rapporto molto intimo col mare che si spiega nel benessere costante che sembra di provare, tranne quando qualcosa cerca di afferrarla e portarle via quella felicità. A volte le stelle, a volte il buio pesto, dimostrano quanto le parole non siano indispensabili per trascinarci negli abissi di una narrazione. Della durata di 14 minuti Casiopea è un viaggio oltreoceano da non perdere. 



Casiopea di Fernando Manso
Casiopea di Fernando Manso

Bernadette Wegenstein presenta See Me: A Global Concert in un momento in cui tutti avevano bisogno di good vibes e distrazione. See Me: A Global Concert è il risultato ben riuscito di una collaborazione internazionale tra centinaia di musicisti, artisti e gruppi cinematografici che hanno fatto un atto di fede, nel bel mezzo della pandemia da COVID-19, per creare insieme, in tutto il mondo, una bellissima produzione musicale di 23 minuti nello spirito di fiducia, connessione e speranza. Tutto ciò è stato possibile grazie alla partecipazione di Yo-Yo Ma, l'Orchestra da Camera dell'Afghanistan National Institute of Music, la Vienna Radio Symphony Orchestra, la Black Pearl Chamber Orchestra, il Coro dell'Orchestra di Stato di San Paolo, l'Orchestra della Toscana, i Drakensberg Boys Coro, la Beijing NCPA Orchestra e l'artista della sabbia Jim Denevan. Un corto che esprime, senza esitazioni, tutta la voglia di ripartire. 



Eduardo Brito è un regista, scrittore e fotografo portoghese che ha conseguito un master in Museologia e Studi Curatoriali presso la Facoltà di Belle Arti dell'Università di Porto (FBAUP) e anche una laurea in sceneggiatura presso la Scuola Internazionale di Cinema e TV a Cuba. Nei suoi film esplora le connessioni tra realtà, finzione e memoria, soprattutto se parliamo di Ursula, corto finalista selezionato per l’ottava edizione di Firenze FilmCorti Festival. Tra i paesaggi oscuri e aridi di una città da qualche parte nel Circolo Polare Artico, ascoltiamo la storia di un uomo che sognava di essere una donna, una fantasticheria che gli permette di essere in due luoghi opposti allo stesso tempo. Una metafora molto significativa e totalmente in linea coi temi sociali contemporanei, oltre che un elogio all'accettazione di ciò che sembra illogico e disturbante, ma altro non è che possibile. 



Se parliamo di animazione Edoardo Natoli in 11 minuti riesce a raccontare Parigi dal punto di vista di chi è costretto a guardarla da una finestra. Ispirato a Nightmare before Christmas e Appuntamento a Belleville con il corto animato Solitaire, l’autore dà vita a Renaud, un signore parigino su una sedia a rotelle, solitario, abitudinario, serenamente bloccato all'ultimo piano di un palazzo di Montmartre. In casa ha tutto quello che gli serve, costruisce giocattoli, suona uno strumento. Ma l’arrivo di una nuova dirimpettaia Pauline cambia tutto il suo abituale quotidiano e riporta i due alla dolce adolescenza. 
Edoardo realizza Solitaire nel periodo di quarantena, costretto a stare in casa e a lavorare con le poche cose da lavoro disponibili: qualche acquerello, alcuni disegni, carta da parati e pochissimo cartone per le scenografia. Tutto girato con un telefono cellulare, Natoli dedica il corto animato alla mamma che non c’è più e che era sulla sedia a rotelle, lei amava molto la Francia e questo piccolo regalo è un quasi un post-it da tenere sempre a mente: è giusto reinventarsi e riscoprirsi, perché la vita va avanti. 








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