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I nuovi materiali dell’arredo sostenibile

18/4/2021

 Ridurre, riusare, riciclare
Ridurre, riusare, riciclare Il motto di un futuro sostenibile si applica anche all'arredamento di casa.

Ci siamo accorti di recente quanto l’arredamento e il design possano essere dannosi per l’ambiente. Infatti, come accade per l’abbigliamento, anche la moda di casa segue i ritmi della nefasta fast fashion, dove il costante rinnovo delle collezioni, l’urgenza di produrre e l’impatto delle materie cheap gravano sul futuro del pianeta. Per fortuna, sia designer di nicchia che grandi nomi dell’arredamento di casa si lanciano sul design sostenibile, grazie ai materiali innovativi e tecniche di avanguardia.

Il tessuto diventa struttura
Il tessuto diventa struttura Nella sedia Offecct disegnata da Jin Kuramoto, è solo il lino naturale e rinnovabile a supportare la seduta. © Offecct / Jin Kuramoto

Ridurre l’impatto del tessile

Niente inquina di più della produzione tessile. Produrre cotone richiede tanta acqua, esaurisce i suoli, sfrutta i lavoratori e utilizza sostanze tossiche per la tinteggiatura e il lavaggio. Il mondo della moda se ne sta accorgendo, e i grandi nomi della fast fashion come H&M stanno virando di bordo per ridurre l’impatto sull’ambiente. La moda di casa, anch’essa consumatrice di tessili, segue la movida. Ad esempio, Boll & Branch si fornisce unicamente in cotoni bio e fair trade per tutta la sua linea casa. Così come Bonprix, che mira al 100% di tracciabilità su tutte le sostanze impiegate per la tintura della biancheria da letto (in cotone bio indiano). Coyuchi risolve il dilemma, proponendo una linea Undyed senza tinteggiatura, solo puro cotone grezzo.

Oltre al fair trade, ci sono anche materiali di sostituzione, come Appleskin. Inventata da Frumat a Bolzano, è realizzata a partire da scarti di mele e punta a sostituire la pelle animale, per un doppio risultato vegan e zero carbonio. Anche il tappeto Vlisco Recycled è realizzato con scarti, in questo caso si tratta di scampoli recuperati dalla linee di produzione di Vlisco, una fabbrica africana di batik colorati. Sono ancora gli scampi colorati che hanno ispirato la designer Patricia Urquiola per i suoi tappeti Fordite, tutto recupero. Ogni tappeto è un pezzo unico! Oltre all’imbottitura, l’azienda svedese Offecct utilizza il lino come struttura, con strati messi a forma con una bioresina per creare la base 100% biologica della sedia Jin.

Ripensare il legno

Il legno è un materiale rinnovabile, in teoria. Ma mischiato alla colla, laminato, polverizzato, diventa usa e getta. È proprio questo paradosso che vuole risolvere Ikea, l’ineluttabile brand dell’arredo. Oltre a piantare tanti alberi quanto ne consuma per i suoi mobili, sviluppa anche design sostenibili sin dall’inizio. Privilegiando il legno massiccio sul MDF, i mobili durano a lungo, e Ikea si ingaggia a fornire pezzi di ricambio per anni dopo l’acquisto. Il tavolo Lisabo innova con un assemblaggio senza viti né colla: solo gambe di legno massiccio incastrate in una tavola. Smontabile, sopravvive a tutti i traslochi: c’è meno spreco a lungo termine.

Casa di cartone
Casa di cartone Il bambù e il cartone sono un'alternativa valida e ricicabile al legno. © Lessmore

Altra tendenza del settore, all’opposto: i mobili monouso di cartone. L’azienda italiana Ecovida immagina un ufficio tutto carta, dai separè alle sedie. Riciclabile, leggero da trasportare, è anche più durevole di quanto si pensa. Lessmore opta per un approccio misto cartone (per superficie) e bambù (per supporti), ma sempre in design circolare e impatto quasi zero. Per Staygreen, il cartone è addirittura di lusso, e le forme raffinate permesse dal materiale plastico creano una gamma di alto standard, tutto made in Italy. La versatilità del cartone è infine dimostrata da Paperstone, un materiale innovativo che alterna strati di cartone riciclato e resina PetroFree a base di gusci di anacardi. Si può usare come piano cucina come propone Key Cucine, o in bagno come il Volo Green di Altamarea.

Le bioplastiche alla riscossa

La plastica concentra il biasimo da parte di ogni iniziativa ambientalista. Eppure: solida, durevole, è fatta proprio per l’arredo sostenibile. Soprattutto se riciclata, come per la sedia Navy 111 disegnata da Philippe Starck a partire da legno riciclato e… 111 bottiglie di Coca-Cola (la multinazionale è anche partner nella produzione).

Lo stesso PET, sfilacciato, si può tessere in un tappeto: ecco il Silhouette di Nanimarquina, per interni o esterni, e resistente all’usura come sola plastica sa fare. Per approcciare il problema della plastica a monte, le bioplastiche arrivano alla riscossa! Prodotti a partire da alghe, da canna da zucchero, da scarti della produzione alimentare, questi materiali ancora in fase di sviluppo si invitano però negli studi dei designer. Ecco per esempio la sedia Kuskoa Bi del francese Alki, con base di legno e seduta in bioplastica (gusto barbabietola e mais). L’iconica cassettiera Componibile di Kartell, ideata nel 1967, si rinnova in chiave biodegradabile a base di scarti dell’agricoltura bio. Più design famosi tirano fuori le vecchie forme per inserirvi la plastica bio: abbiamo la lampada Bourgie, la Bio Chair di Antonio Citterio, la sedia Seame di Nienke Hoogvliet a base di alghe o il tavolino Tip Top del prolifico Philippe Starck.

I designer sfruttano la tecnologia

Tutti questi nuovi materiali sono solo il frutto degli esperimenti dei grandi nomi dell’arredo, ma la vera innovazione sta nell’uso di tecniche di avanguardia. Come il design iterativo ad esempio meno materiali e meno risorse sin dalla progettazione significano meno spreco durante tutta la vita del prodotto. È l’idea dietro la sedia Kartell AI: nel software di progettazione Autodesk, la sedia prende forma man mano che l’intelligenza artificiale migliora la forma e il peso ad ogni versione. Il risultato? Un oggetto slanciato, organico e strutturale, facile da formare e soprattutto fatto di plastica 100% riciclata!

Altra rivoluzione all’angolo: la stampa 3D. La designer Marleen Kaptein, per la sua Recycled Carbon Chair, ha sfruttato un robot aerospaziale per stampare sottili filamenti di carbonio che costituiscono la seduta della sedia. E il carbonio non è nient’altro che recupero dall’industria automobile! È anche la scommessa di Scamarcia Design, un'azienda pugliese che produce elementi di decoro, personalizzabili perché stampati in fili di plastica.

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