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Il termovalorizzatore di Copenhagen crea bellezza

21/7/2021

Ecco il fotogenico termovalorizzatore di Copenhagen
Ecco il fotogenico termovalorizzatore di Copenhagen

Le città moderne non smettono di estendersi e confinano ormai con le vecchie – e brutte — zone industriali, con i porti e i casermoni di cinquanta anni fa. Come valorizzarle con nuovi usi, nuove tecnologie e soprattutto nel rispetto delle attuali norme ambientali? Il termovalorizzatore di Copenhagen, inaugurato nel 2017, sembra aver ideato il prototipo della città 2030.

Zero emissioni entro il 2025
Zero emissioni entro il 2025 Un bruciatore di rifiuti per produrre calore direttamente, e elettricità se serve.

Tagliato su misura per la città

L’idea nacque dalla promessa fatta dieci anni fa dalla capitale della Danimarca: zero emissioni nel 2025. Per una città del Nord, senza risorse solari, ancora indietro sull’eolico, ci voleva il genio di una comunità energetica. Da un lato, tanti rifiuti (anche se arriva il movimento no waste), perché il compost gela in inverno e i detriti di legno marciscono d’estate; dall’altro, una forte domanda di energia termica per riscaldare 50 milioni di metri quadri. La soluzione? Un bruciatore di rifiuti per produrre calore direttamente, e elettricità se serve. Ma in una città a puzzle tra terra e mare, lo spazio c’è solo nella vecchia zona portuale.

Nasce da qui il progetto dell' architetto visionario Bjarke Ingels, allo scopo di coprire il 98% del fabbisogno energetico del distretto: un termovalorizzatore contenuto, autosufficiente, senza emissioni… e anche bello. Con un investimento di 500 milioni di euro, ovvero soltanto 1.500 euro per casa all’anno, Copenhagen si dota dell'impianto più avanguardista del mondo.

Non passa inosservato

Per sostituire il vecchio bruciatore, il distretto voleva quindi una soluzione integrata, ma invisibile: il quartiere residenziale dista soltanto alcune centinaia di metri. Anziché nascondere l’impianto, gli architetti di BIG hanno deciso di valorizzarlo. Ecco quindi una “collina” in gonna di alluminio, coronata da una cresta di verde e il cielo del Nord che si riflette sulle pareti. Nella pianura circostante, emerge come una vera scultura moderna!

Non si nasconde nemmeno la funzione: tra i bacini di metallo destinati a raccogliere l’acqua piovana, le finestre in facciata lasciano intravedere gli “intestini” interni che digeriscono i rifiuti e portano luce naturale (quindi gratuita) all’interno. E come segnale a tutti i beneficiari dell’impianto, ogni quarta tonnellata di materiale bruciato, il camino rilascia regolarmente anelli di “fumo” (in realtà solo vapore) nel cielo danese. È un modo visivo e intuitivo di valutare il nostro impatto ecologico e il prezzo da pagare per il nostro moderno comfort.

Piste aperte!
Piste aperte! Potete indossare gli sci per scendere la pista sintetica Copenhill aperta 12 mesi l’anno.

Piste aperte, circuito chiuso

Ma il progetto non si ferma all’estetica e si vuole anche utile. La vera innovazione è il parco aperto sopra l’impianto: da lì potete indossare gli sci per scendere la pista sintetica Copenhill aperta 12 mesi l’anno! E poi, ricordate l’acqua piovana? Annaffia il giardino verticale della facciata. La stessa che accoglie anche un muro per l’arrampicata, con un’altezza record di 86 metri! Un bar a vista, una palestra, addirittura una piattaforma da birdwatching completano quello che può definirsi un vero e proprio centro sportivo. E quando non ci saranno più le macchine, il parcheggio diventerà una pista da pattinaggio! Fino a dimenticarsi che si tratta di un apparato ipertecnologico.

Il progetto non si ferma all’estetica
Il progetto non si ferma all’estetica Le finestre in facciata lasciano intravedere gli “intestini” interni che digeriscono i rifiuti.

A prova di futuro

Anche all’interno regna una logica di integrazione. L’innovativa forma a pendio è dettata dal ciclo di produzione, dalla raccolta dei rifiuti interrata, fino alle alti torri di condensazione. Non si perde niente: i gas più caldi fanno girare le turbine elettriche, e il residuo di calore è distribuito nella rete municipale per riscaldare le case. E le ceneri, ovvero il 20% della massa restante? Filtrate e quindi trasformate in rivestimento stradale! E non è tutto: i metalli pesanti sono estratti e utilizzati anche per la facciata del complesso! E le uniche emissioni sono i vapori acquei. Così scompaiono 500.000 tonnellate di rifiuti all’anno, ovvero la produzione di 600.000 abitanti.

Il rinascimento delle fabbriche urbane

Con ettari immobiliari limitati, altre città vogliono sviluppare le soluzioni miste alla Copenhill, dove l’utilitario funge anche da estetico. Pioniera dieci anni fa, Nantes (Francia), si è riappropriata del porto fluviale trascurato per farne un’isola delle macchine, a metà tra nuovo quartiere hipster e istallazione artistica con elefanti meccanici. Insomma, come Roma ha fatto con la Centrale Montemartini, o Londra con la Tate Modern, ormai gallerie d’arte! In senso opposto, sia la Volkswagen (Dresden) che la BMW (Monaco di Baviera) hanno riportato le fabbriche in centro città, ma ben integrate con i trasporti, l’estetica e le funzioni di un centro abitato. Infine, per tornare ai termovalorizzatori, il più grande al mondo sarà in Shenzen (Cina), e anche lui dotato di un centro visitatori, un percorso interno e una piattaforma di osservazione. Con pannelli solari e un’architettura da galleria d’arte, ovviamente!

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