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La pandemia sconvolge la città, l’architettura risponde

24/4/2021

 L'architettura a prova di crisi
L'architettura a prova di crisi I nuovi regolamenti urbani sapranno far fronte alle necessità e sfide odierne, che siano rappresentate da crisi sanitarie o climatiche.

Subito la brutta notizia: l’attuale pandemia di Covid non sarà l’ultima. Ma la bella notizia è che abbiamo saputo essere creativi, innovativi e resilienti di fronte all’emergenza, e ne abbiamo tratto lezioni sul mondo a venire. I nuovi modi di vivere hanno già cambiato la salute, la socialità, le comunicazioni e il business. L’architettura non fa eccezione: la Design Force, un gruppo internazionale di esperti dell’abitare, ha definito di recente le nuove regole e cambiamenti che renderanno i nostri quartieri a prova di sfide.

Non è un alloggio, è una casa

Addio, città-dormitorio d’antan: non serve più una scatola per dormire, ma una casa multiuso, resistente, versatile – insomma, vivibile. Ogni metro quadro conta: le pareti si fanno mobili per variare gli usi durante il giorno e sfrutteremo anche spazi interstiziali (corridoi, ripostigli, pianerottoli) per creare angoli di lavoro, di socialità o un po’ di verde dentro casa. Sarà per questo che il valore degli immobili con terrazzo o giardino è aumentato dell’8% l’ultimo anno. Senza poter uscire, abbiamo realizzato quanto ci sia bisogno di luce naturale. Oltre alla luce e al riscaldamento, le nuove costruzioni dovranno tenere conto della qualità dell’aria con filtri attivi o ventilazione naturale e del comfort termico-acustico con una progettazione verde sin dall’inizio. Sempre in tema di salute, anche il boom dell’alimentazione sana e del comfort food cambierà il design della cucina. Slow food e cottura lenta dettano la disposizione del piano cottura e la casa sarà iperconnessa ma meno dipendente dalla rete di strada. Per internet, c’è la 5G; per la luce, i pannelli solari sono integrati alla terrazza e il tutto sarà gestito dai dispositivi smart home.

Edifici pubblici o luoghi d’incontro?

La prossemica, o scienza degli spazi interpersonali, prevede che la nostra sfera di comfort aumenterà oltre il metro, mentre la distanza sociale spingerà l’interlocutore a 3 metri. La scala della città cambia quindi in proporzione. La pianificazione interna degli edifici pubblici dovrà adottare zone dedicate al rilevamento della temperatura, alla circolazione distanziata, alla ventilazione naturale o alla purificazione dell’aria (per evitare la miscela dannosa della climatizzazione). Al livello di design, ci sono materiali che aiutano a tenere qualsiasi virus a distanza, come il rame e il bronzo, naturalmente germicidi. Anche i mobili mutano: più versatili, con rotelle per cambiare in un attimo la configurazione del posto e permettere più usi. La tecnologia sarà integrata all’architettura sin dalla progettazione, con pilastri contactless, più schermi e più tecnologia di disinfestazione, ad esempio con i raggi UV, il nuovo boom della Health Tech

Smart working e co-working

Queste regole si applicano ugualmente al luogo di lavoro. Il telelavoro e i turni di squadra rendono obsoleta la torre di uffici in centro città. Piuttosto, vedremo palazzi meno alti, più diffusi e più vicini ai lavoratori, per incontri più casual e più connessi. Il concetto di sede d’azienda potrebbe scomparire del tutto, sostituito da spazi di co-working ad hoc, dedicati o a noleggio. Per fortuna, con la chiusura di più strutture, lo spazio non manca e più aree di ricevimento, sale di ristoranti, caffè ormai deserti vedranno una rinascita come uffici di co-working. I business di produttività invece, ove serve la presenza fisica si adattano al nuovo normale. I ristoranti sono ormai solo cucina e tutto asporto – le famose Dark Kitchen che colonizzano spazi tralasciati in centro città, o magazzini in periferia. Le fabbriche e gli edifici di servizio si camuffano nel tessuto urbano, vicino alla manodopera, oppure integrano servizi per la comunità come giardini o palestre. Gli alberghi? Saranno ospedali diffusi (con meno rischio di contagio), case di riposo per gli anziani, mentre i più lussuosi si adeguano ai nuovi modi di viaggiare con un’architettura più “segregata”, meno aree comuni ma più spazio e più privacy per gli ospiti.

Lo smart working è la nuova normalità
Lo smart working è la nuova normalità

Un’architettura più verde che mai

A sentire di nuovo il cinguettio degli uccelli durante il lockdown, abbiamo realizzato quanto la città aveva silenziato la natura. Lezione imparata, e l’architettura post-Covid dovrà essere più verde che mai. Già dalla progettazione: gli edifici non saranno concepiti mono-uso, ma con l’idea di poterli adattare a nuovi utenti strada facendo, senza demolire niente. Da qui, l’idea degli elementi prefabbricati e delle Tiny House. Si assemblano sul posto a costo ambientale ridotto, poi si riciclano a fine vita o, semplicemente, si riusano in una nuova disposizione o per nuove strutture. La città diventa più fluida, più mobile negli usi e quindi, meglio preparata in caso di evento shock. L’uso di materiali rinnovabili come il legno (anche per i grattacieli) o la bioplastica promettono un impatto zero. Anche gli usi del palazzo si fanno verdi, con una ventilazione naturale grazie a torri del vento o un orientamento intelligente per un riscaldamento passivo. La città si dovrà adeguare anche ai nuovi modi di trasporto, come le macchine elettriche (e le necessarie colonnine di ricarica) ma anche alla micromobilità, con spazi e vie dedicati alle bici o ai monopattini.

 Un'architettura più verde che mai
Un'architettura più verde che mai

I nuovi modi di abitare il quartiere

Ma la pandemia ha cambiato soprattutto la scala dei nostri bisogni: non viviamo più la città, ma solo il vicinato. Questo segna uno sconvolgimento degli usi e degli spazi. Vogliamo tutto a portata di mano, quindi addio ai mall di periferia: lo shopping online e i piccoli negozi retail ci guadagnano, ma anche le strutture temporanee per le grandi marche, come i negozi pop-up o le fiere di strada. Il centro-città lascia la mano e i commerci si diffondono nei quartieri. Le grandi insegne di lusso preferiscono offrire lo shopping su appuntamento, per un’esperienza privilegiata. E magari meno fast-fashion! Vedremo quindi architetture più piccole, ma più comunali, come sale di riunione, cortili trasformati in giardini pubblici, seminterrati convertiti in laboratori, ecc. L’economia diventa locale e circolare, l’architettura si misura a passo d’uomo… insomma, il mondo ne esce più bello!

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