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Marrakech con gli occhi di Yves Saint Laurent

4/8/2021

Marrakech, una città intensa, colorata e ispirante
Marrakech, una città intensa, colorata e ispirante

Quando si arriva per la prima volta a Marrakech e ci si immerge nella chiassosa Medina, si comprende a pieno cosa deve aver rappresentato, per un grande creativo come Yves Saint Laurent, una città così intensa, colorata e ispirante. Sceglietela come meta di un viaggio autunnale, quando la freschezza dell’aria scende sulla città, e provate a indossare il suo sguardo. Potreste cadere vittime dello stesso sentimento.

Vista dall’alto della piazza Jamaa El Fna
Vista dall’alto della piazza Jamaa El Fna

La piazza Jamaa El Fna e i suoi artigiani

Settembre era un mese speciale per Yves Saint Laurent. Era il mese in cui lasciava Parigi per andare a disegnare una nuova collezione a Marrakech. Perché, in fondo, il grande stilista l'Africa ce l'aveva nel sangue. Non era forse nato in Algeria, e non era stata forse sua madre la prima maestra del bello della sua vita? Certo, a nemmeno 30 anni aveva già la sua maison di haute couture à Paris, ma il gusto per i colori e i profumi del Sud, quello veniva dal Marocco, non c'era nulla da fare. Ecco perché ci tornava e ci tornava, con lui il compagno Pierre Bergé.

Facevano lunghe passeggiate nella brulicante piazza Jamaa El Fna, tra gli artigiani, i loro manufatti di qualità, gli odori, le spezie e i pigmenti. Non smettevano mai di essere affascinati da tappeti, ricami, tessuti, zellige (tipiche maioliche marocchine in pietra levigata). A fare da sfondo il muezzin che con il suo canto richiama i fedeli alla preghiera.

Uno sguardo al mercato e all’artigianato marocchino
Uno sguardo al mercato e all’artigianato marocchino

I giardini Majorelle: l’incontro di due artisti

Poi, un giorno, quando avrebbero voluto solo riposare a La Mamounia, sublime palazzo Art Déco, una casa d’ispirazione cubista, pressoché abbandonata investì il loro sguardo. Un blu intenso e brillante in mezzo a un giardino sublime ma stanco. Era l’atelier di un pittore, un certo Jacques Majorelle, che si era rifugiato in quell'oasi di pace per curare la tubercolosi ma che, ormai in rovina, presto sarebbe stato venduto ad una ditta immobiliare per fare un hotel. Yves Saint Laurent aveva un altro investimento in mente, e decise di acquistarla. Nel suo cuore, la proprietà si chiamava già Villa Oasis, un quadro a cielo aperto, un paesaggio vivente.

Natura e architettura dei Giardini Majorelle
Natura e architettura dei Giardini Majorelle

Andate senz’altro ai Giardini Majorelle, ormai ringiovaniti, e godetevi la passeggiata fra cactus, palme, bambù e piante acquatiche, il tutto immerso nelle ampie pennellate di giallo e di blu (detto appunto Majorelle).

I Giardini Majorelle
I Giardini Majorelle

Il fasto, la pietra, i mosaici

Poi tornate, concedetevi un hammam o un tè alla menta oppure pranzate con una tajine (pietanza a base di carne o verdure in umido preparata nella tipica pentola conica di terracotta), e ripartite. Magari dal Palazzo della Bahia, un sontuoso edificio con oltre 150 sale decorate con soffitti intarsiati o affrescati, marmi di Carrara, mosaici gialli e blu, sete preziose e vetri colorati. E non perdetevi le sfarzose Tombe dei Saaditi, costruite per volontà del principe Ahmed al-Mansour, tra il Cinquecento e il Seicento. Un tesoro ancora poco noto, accessibile attraverso la Moschea di Kasbah. Lasciatevi incantare anche dall’esterno della Moschea Koutobia, con le elegantissime decorazioni del minareto, la torre dell’XI secolo, le chiavi di volta e le merlature in pietra a vista.

Panorama della Moschea Koutobia
Panorama della Moschea Koutobia

Tornando al vostro riad verso sera potreste scoprire una Jamaa El Fna trasformata in teatro di incantatori di serpenti, giocolieri, artisti di strada e cantastorie. Questa è la magia di Marrakech, con le sue metamorfosi e i suoi contrasti. Come piaceva al grande stilista parigino.

Un esempio di architettura marocchina
Un esempio di architettura marocchina

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