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Mettiamoci in bolla

3/5/2021

 Apple store, Singapore
Apple store, Singapore

Dicono che è impossibile dire “bolla” con un tono arrabbiato. Infatti, la parola quasi onomatopeica ci da un senso di pienezza, di comfort, proprio come la forma tonda e placida della bolla. Simbolo organico per antonomasia, l’idea di bolla rimanda a mondi molto diversi tra loro, dal design all’architettura, dal reale al virtuale… e sembra proprio che la società abbia tanta voglia della sua rasserenante rotondità.

La forma della perfezione

Pressione omogenea, tensione equilibrata. Così si fa una bolla dal punto di vista della fisica. Se le bolle di sapone sono così tonde e regolari, è perché le forze esercitate raggiungono il punto di equilibrio perfetto. Dalle bollicine dello champagne fino ai pianeti e alle stelle: per noi umani, è naturale che la bolla diventi anche il simbolo di complessità, di perfezione, oltre agli ovvi vantaggi fisici che offre. Vi ricordate gli scafandri di fantascienza degli anni 60, quelli con la testa inserita in un globo trasparente? Il sogno è diventato realtà: il design spaziale vi si è ispirato per i nuovi caschi delle missioni Orion, quelli che indosseranno i futuri esploratori della luna. Ma anche le navi spaziali si gonfiano: la Nasa non ha abbandonato l’idea di Bigelow Aerospace, di mandare in orbita un habitat flessibile ed espandibile, compatto durante il trasporto, e vera bolla d’aria una volta attaccata all’ISS.

Design a bolle

Più vicino a noi, ritroviamo la bolla in diverse proposte di arredamento. Vediamo il grande ritorno delle Bubble Chair, sfere di plexiglas da sospendere, in cui avvolgersi per una sessione di cocooning. Sembra che il design sia sempre più tondo comunque, come il divano Bubble Sofa di Roche-Bobois, o le bolle da giardino per stare dentro, ma all’aria aperta.

Il grande ritorno delle Bubble Chair
Il grande ritorno delle Bubble Chair Sfere di plexiglas da sospendere, in cui avvolgersi per una sessione di cocooning.

Forse abbiamo bisogno di coccole? Vivere dentro una bolla non è mai stato così di moda, con l’avvento dei Bubble hotels. Un globo trasparente poggiato nella natura come una goccia di rugiada, un semplice letto, e mille stelle da guardare tutta la notte. L’ideatore è stato l’islandese Buubble, che ha gonfiato il suo hotel di bolle in mezzo alla tundra invernale. Il concetto si è diffuso nel deserto di Bardenas (Spagna), in Irlanda con il tocco chic dei letti a baldacchino e vista sul lago, e anche in Francia, questa volta per star sospesi tra alberi centenari, cullati dalla brezza bretone. Eh sì, anche una semplice sfera di plastica trasparente trattiene meglio il calore di qualsiasi altro chalet.

Vivere dentro una bolla
Vivere dentro una bolla Non è mai stato così di moda, con l’avvento dei Bubble Hotels.

Bolle reali e virtuali

È proprio il calore umano che ci manca di recente, nonostante la pandemia abbia fatto nascere tante bolle. Le bolle dei social per primo, a rischio esplosione perché ci tagliano dal mondo. La bolla domestica, in cui ci concentriamo sulla nostra famiglia, la nostra casa più accogliente, ma che allo stesso tempo ci segrega dalla vita reale. Ma non ci sono solo bolle virtuali: le esigenze di distanziamento sono ormai tangibili con le bolle individuali. Ecco il Bubble Yoga, un’idea dello studio lmnts di Toronto: potete praticare il vostro saluto al sole proprio sotto il sole, dentro una bolla larga quanto un materassino, insieme a tanti altri ma in tutta sicurezza. Il plus? L’effetto serra riscalda in inverno per una sessione di hot yoga! Ancora più trendy: al Bubble Football siete voi la palla, con solo le gambe all’esterno, a rimbalzare sugli avversari. Il band americano Flaming Lips, invece, per organizzare un concerto in pieno lockdown senza infrangere le regole ha adottato un sistema a bolle: non solo i musicisti, ma anche l’intero pubblico cantano e ballano dentro bolle d’aria, isolati l’uno dall’altro. Ricordatevi il drink prima di chiudervi dentro!

Non solo bolle virtuali
Non solo bolle virtuali Le esigenze di distanziamento sono ormai tangibili con le bolle individuali.

Un’architettura senza angoli

L’architettura non è stata da meno nell’adozione della bolla. Oltre alle grandi opere ispirate alla natura e alle sue sfere, come l’Atomium di Bruxelles o l’Oriental Pearl di Shanghai, c’è un aspetto umanocentrico nel costruire a bolle. Comfort, protezione, introspezione, il design dolce e tondo sembra concepito attorno all’uomo. Pioniere, il Palais Bulles di Antti Lovag (Cannes, 1989), organico e tondo, con protuberanze trasparenti per una vera architettura della felicità.

Nuovissimo l’Apple Store di Singapore, una palla che sembra galleggiare sulla marina, così come la sede di Amazon a Seattle, sferica e trasparente, con una serra tropicale al suo interno. Lo studio londinese Inflate ha ideato una seria di progetti pop-up, come Office In A Bucket, una sorta di igloo per open-space. A più ampia scala, il museo Hirschhorn di Washington consta ormai di una colonna gonfiabile, smontabile, di 1000 metri quadri. Temporanea, la bolla aumenta la superficie utile per eventi e spettacoli, e addolcisce anche le forme del palazzo.

Nuovissimo l’Apple Store di Singapore
Nuovissimo l’Apple Store di Singapore Una palla che sembra galleggiare sulla marina.

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